CambioStile… e dimagrisco!

Strategie alimentari e mentali per perdere peso

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Cambiotesta e non mi metto a dieta.

CambiotestaIeri sera ho provato ad aprire il blog di Cambiotesta e non mi metto a dieta di Enrica, ma ho scoperto che il dominio cambiotesta.it è inattivo e che il blog è stato chiuso. Spero che Enrica si sia presa solo una pausa e che lo riapra al più presto.
Ho conosciuto Enrica Raeli nel 2009 ad un corso di psicologia strategica che abbiamo seguito prima a Roma e poi ad Arezzo, entrambi eravamo appassionati dell’approccio strategico e della Scuola di Palo Alto.
All’epoca aveva già aperto il suo blog in cui illustrava il suo punto di vista sul dimagrimento forte soprattutto della sua esperienza personale che l’aveva vista ingrassare nel corso degli anni fino a diventare obesa (era arrivata a pesare oltre 90 kg) e a fare numerose diete per dimagrire. Tutte fallite! Fino a che non ha adottato un approccio differente, cioè non ha iniziato l’ennesima dieta, ma ha “cambiato testa”. Questo le ha permesso di dimagrire 20 kg, senza fare nessuna dieta, ma cominciando a curare l’alimentazione e concedendosi ogni tanto dei piccoli piaceri culinari.
Nel suo blog, oltre a fornire informazioni scientifiche accurate sull’alimentazione (è un medico), descrive il suo metodo o meglio quegli approcci anche psicologici che le avevano permesso di “cambiare testa” e so, da fonti indipendenti, che moltissime persone ne hanno tratto grande beneficio e alcune sono riuscite a perdere moltissimo peso laddove anni di tentativi dietetici avevano fallito.
Fortunatamente, per chi fosse interessato su internet è ancora presente il suo vecchio blog (www.cambiotestablog.com), quello prima del trasferimento su cambiotesta.it che è avvenuto a settembre del 2010.
Nei prossimi post mi piacerebbe riprendere alcuni argomenti sollevati da Enrica nel suo vecchio blog e che spero che possano risultare utili a chi sta per iniziare un percorso di dimagrimento

Intanto consiglio a tutti/e una visita al suo blog!:-)

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Pasta e fagioli

Pasta e fagioli

Il tradizionale piatto “pasta e fagioli” è un’ottimo piatto unico, può essere utilizzato a pranzo, oppure a cena. L’elevato contenuto di fibra contenuta nei fagioli contribuisce a renderlo molto saziante, inoltre il valore proteico del piatto è paragonabile a quello di una bistecca. Infatti per il principio di complementarietà tra i carboidrati e i legumi, il profilo di aminoacidi essenziali è ottimale, ma non contiene ne grassi saturi, ne colesterolo. E’ un piatto che mi ricorda l’infanzia:-). La cuoca del piatto nella foto è Raffaella C.

Il compagno di scuola ex obeso

200px-Monumento_a_Canapone_(Grosseto)Molti mesi fa partecipai ad una cena ex compagni di classe e vidi una persona che mi sembrava di non aver mai conosciuto. Quando vengo a sapere che si tratta di un compagno di scuola che non avevo più visto dal 1989 (l’anno della maturità)  quasi cado dalla sedia.  Lo avevo lasciato obeso, sopra i  115 chili e lo ritrovo più o meno normopeso. Capirete la mia curiosità nel capire cosa era successo. Mi sono seduto accanto a lui e mi ha raccontato la sua storia.  L’anno dopo la mia maturità (lui era rimasto un anno indietro per una bocciatura), si era trovato in una situazione di forte crisi personale. Non voleva più essere grasso!  E il problema era che grasso lo era sempre stato, fin da bambino. La nonna, con cui trascorreva la gran parte del tempo poiché i genitori erano impegnati nel lavoro (gestivano un’azienda privata), lo rimpinzava di cibo e dolciumi.  Facendo un rapido calcolo, dato che la sua infanzia l’aveva trascorsa negli anni ’70, la nonna aveva passato la guerra e conosciuto la fame, quindi si era formata la mentalità che” grasso è uguale a salute”.

Io lo conobbi così, un quattordicenne obeso, e lo lasciai così: un diciottenne obeso.  E se avessi saputo che sarebbe venuto alla cena mi sarei aspettato di trovarmi di fronte un quarantenne obeso. Ma le cose sono andate diversamente, e come mi ha riferito, quella disperazione in cui era piombato gli fece prendere una decisione irreversibile: sarebbe dimagrito ad ogni costo.

Ora, ritrovarsi a diciannove anni, all’ultimo anno di scuola, e quindi senza soldi, se non la paghetta dei genitori, che oltretutto non vedono un problema nell’obesità del figlio, significa dover dimagrire sostanzialmente da solo, senza l’aiuto di nessuno.

Risolse la cosa a modo suo e in modo molto radicale: con il digiuno. Digiunò per due settimane, aiutandosi bevendo un poco di succo d’acero (sono sostanzialmente zuccheri), poi due settimane di alimentazione normale, poi altre due settimane di digiuno, e così via, fino a raggiungere il peso voluto. Non è la cosa più salutare del mondo, comunque il fisico di un ragazzone ventenne può reggere a un trattamento così drastico, inoltre non ho idea di quante calorie assumesse con il succo d’acero, in ogni caso si trattava di un semi-digiuno, vista anche la rapidità del dimagrimento

La cosa che mi interessava molto era sapere come aveva gestito la fase di mantenimento, dato che la spinta biologica a riprendere il peso perso nell’immediato doveva essere fortissima, e in ogni caso anche la possibilità che lo riacquistasse sul lungo termine. Mi ha confessato che è stato durissimo non riprende il peso, e a volte nel corso della vita gli era ricapitato di ingrassare nuovamente, ma era sempre riuscito a riperderlo, in parte ripetendo quella che per lui era stata una strategia di successo.

Tuttora stava combattendo con il cibo, perché il desiderio di mangiare molto e cibi molto calorici gli era rimasta, ma riusciva bene o male a raggiungere un equilibrio calorico, restringendo tantissimo l’alimentazione dopo che aveva partecipato a qualche cena dove aveva straviziato.

La filosofia dei piccoli cambiamenti

E’ meglio intraprendere grandi cambiamenti, oppure adottare una strategia dei piccoli cambiamenti  mirati?

Possono funzionare entrambe le strategie, e il modo è pieno di persone che ci raccontano come da un momento all’altro, magari in seguito ad un evento impattante nella loro vita, hanno smesso di fumare e non hanno più toccato una sigaretta, oppure che  hanno perso 30 chili e dopo  hanno persino corso la maratona. Ma quante persone invece hanno intrapreso grandi cambiamenti per poi fallire miseramente dopo una sola settimana. Il mondo è altrettanto pieno (e molto di più) di persone che hanno  smesso e iniziato nuovamente a fumare o persone che si sono messe a fare una dieta rigida e che sono tornate a mangiare come prima.

Intraprendere grandi cambiamenti tutti insieme potrà anche risultare eroico, ma molto spesso, porta ad un fallimento carico di delusione e autosvalutazione.

gocciaMi appassiona molto di più la filosofia dei cambiamenti minimali, ma mirati. Possiamo introdurre nella nostra vita dei cambiamenti che siano sostenibili nel tempo e che dopo un po’ di tempo si traducano in effetti concreti. La cosa importante è che il nostro cervello, che è molto plastico, si modifichi anche fisicamente,  e” incorpori” il cambiamento.

Qualche esempio facile: possiamo imparare a utilizzare sempre meno sale per cucinale e vi assicuro che il nostro palato e il nostro cervello si abitua piuttosto bene. Ma se eliminiamo il sale dalla nostra tavola tutto in una volta, l’esperienza dei cibi completamente sciapi sarà vissuta in modo sgradevole e ben presto ritorneremo ad usare la stessa quantità di sale abituale. In questo modo il nostro cervello non si modificherà mai.

Io sono sempre stato un grande bevitore di latte, fin da piccolo. Ho la presunzione di dire che non avrò mai problemi di intolleranza alimentare in quanto riuscirò sempre a indurre l’espressione di una sufficiente quantità dell’enzima lattasi sui miei enterociti!:-) Comunque mi ricordo che alla scuola media un professore ci disse che non era necessario zuccherare il latte, in quanto conteneva già il suo zucchero, il lattosio.

Io invece lo zuccheravo eccome, sarà che contenesse questo lattosio, ma non mi sembrava dolce per niente! Invece, piano piano, ho imparato a gustare il latte così com’è, e devo dire che è effettivamente dolce! Non mi verrebbe mai in mente di zuccherarlo.

Ho eliminato totalmente il sale e lo zucchero da casa mia, ma l’ho fatto gradualmente, dubito che ci sarei riuscito se lo avessi fatto tutto in una volta.

I piccoli cambiamenti sono molto potenti, possono riuscire la dove i grandi cambiamenti falliscono. Hanno però un punto debole: perché si possano vedere dei risultati concreti e ottenere così il gratificante rinforzo positivo,  occorre persistere per un po’ di tempo con dei comportamenti che ci possono risultare un po’ faticosi o noiosi. Riuscire a mantenere la rotta in questa fase è fondamentale.

La motivazione al cambiamento

farfalla_monarcaCapita spesso, nella vita di tutti i giorni di cercare di convincere qualcuno dell’importanza di cambiare un comportamento chiaramente dannoso al suo benessere. Ma quanti di questi tentativi vanno a buon fine?

Pure i consigli e i suggerimenti del proprio medico di fiducia e di altri operatori sanitari, spesso cadono nel vuoto. Pensiamo a un medico che sta consigliando al suo paziente diabetico di monitorare la glicemia e di attenersi alla dieta prescritta, eppure quella persona persiste nel suo comportamento distruttivo.

Questo non vuol dire che  dare consigli e informazioni non funzioni mai, ma i problemi sorgono quando questa persona non è pronta a riceverli, sia perché non ha ancora preso in considerazione il cambiamento, sia perché vorrebbe cambiare ma è convinto di non farcela.

Il livello di disponibilità a cambiare è legato a due diversi fattori: l’importanza che la persona attribuisce al cambiamento di quel comportamento e la fiducia nelle proprie possibilità di poterlo raggiungere (Miller e Rollnick, 2004) .

Il primo risponde alla domanda “Ne vale la pena?” e fa riferimento alla discrepanza che una persona avverte tra quelle che sono le sue aspettative e i suoi valori personali e come stanno in realtà le cose. Più forte è questa discrepanza, maggiore sarà il disagio e la sofferenza che questa persona avvertirà nel rimanere nella sua condizione. E l’importanza che attribuirà al cambiamento aumenterà.

La fiducia risponde alla domanda “Sarò in grado di farcela?””Ho le risorse per riuscire?” In questo caso la sensazione di autoefficacia (Bandura, 1979) è limitata e la persona non ha fiducia nelle proprie possibilità di mettere in atto i comportamenti necessari per raggiungere il cambiamento.

Tutto questo ci fa capire che considerare le persone semplicemente come motivate o non motivate, è semplicistico,  la motivazione al cambiamento, infatti,attraversa tutta una serie di stadi o livelli.

Una parte importante del mio lavoro consiste nel valutare il livello di disponibilità al cambiamento della persona che ho di fronte e capire insieme a lei il grado di importanza che attribuisce a certi cambiamenti alimentari, oppure la fiducia che ha nel riuscire ad attuarli.  L’approccio sarà diverso, a seconda se una persona è convinta di potercela fare, ma in questo momento non è però convinta di voler cambiare, oppure è una persona che desidera cambiare ardentemente, ma ha scarsa fiducia di riuscire e non metterà in atto nemmeno un tentativo.

Non stupirti, se anche tu ti ritrovi in una di tali situazioni; è sicuramente la norma che su molti cambiamenti, pur giudicati positivi per il proprio benessere e salute, la maggioranza delle persone si  trovi in una situazione di ambivalenza e di incertezza.

A volte, durante i colloqui mi può capitare di utilizzare il cosiddetto “regolo moltivazionale” e di chiedere per uno specifico cambiamento alimentare (o di attività fisica):

  • Da uno a dieci, quanto ritieni IMPORTANTE questo cambiamento?
  • Da uno a dieci, quanto  ti senti  FIDUCIOSO di riuscire a realizzare questo cambiamento?

Da queste semplici risposte si possono trarre delle utili indicazioni su come meglio aiutare la persona a proseguire nel suo percorso alimentare.

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