La legge dello sforzo inverso

Se vogliamo addormentarci, restiamo svegli; se ci sforziamo di dimenticare, ricordiamo più intensamente, se non vogliamo arrossire, avvampiamo; se vogliamo stare a galla, affondiamo; se invece tentiamo di immergerci, galleggiamo; se tentiamo di essere felici, sprofondiamo nella tristezza.

La legge dello sforzo inverso era ben conosciuta dagli antichi cinesi, il tao te ching, il testo fondante del taoismo scritto nel 500 a.c., ne è impregniato e ha influenzato profondamente lo zen, il quale ha avuto origine dalla fusione tra il taoismo con il buddismo indiano.

Tentare di modificare volontariamente una condizione fisiologica o psicologica che, per sua natura, si svolge in modo spontanea ed involontaria, la altera irrimediabilmente, inibendola oppure esasperandola.

Chi si sforza di avere un erezione o di provare un orgasmo fallirà miseramente, chi comincerà a prestare troppa attenzione alla propria evacuazione, la bloccherà e soffrirà di stitichezza. Se una persona tenta di controllare l’ansia nel parlare cercando di controllare la propria voce, essa si “incrinerà” e apparirà agitata.

Persino un comportamento naturale come il camminare può essere alterato e reso goffo se sappiamo che ci stanno osservando, per esempio se sfiliamo su una passerella.

Anche i divieti e le restrizioni spesso ottengono un effetto paradossale: nella Genesi il Signore aveva messo a disposizione di Adamo ed Eva l’intero giardino dell’Eden a usufrutto perpetuo, purché rispettassero un piccolissimo divieto relativo a un singolo albero. Questo divieto rese i frutti dell’Albero della Conoscenza cosi attraenti e irresistibili che finirono per infrangerlo.

Considerando che in una dieta alimentare ci sono numerosi divieti e restrizioni è chiaro che nonostante l’utilizzo di una grande forza di volontà, o forse proprio a causa di questa, la voglia di trasgressione sale sempre di più, fino a che riesce a travolgere tutti gli argini.

Si potrebbe obiettare che essendo in una dieta vietati proprio i cibi più buoni (in genere quelli ricchi di grassi e zuccheri) è chiaro che è la mancata gratificazione che è insopportabile, e non necessariamente il fascino del divieto.

E se ad essere vietare fossero le verdure? avrebbe lo stesso effetto? Per quanto, possa sembrare strano la risposta è sì. Ho seguito tante persone in terapia con anticoagulanti orali (tipo Coumadin), molte delle quali, nella loro vita non avevamo mai dato molta importanza alle verdure nella propria dieta. Adesso però dovevano evitare o comunque ridurre moltissimo l’assunzione di diversi tipi di verdure in quanto ricche di vitamina k, poiché neutralizza l’effetto del farmaco.

Ebbene, tutte queste persone soffrivano per questo divieto e il loro desiderio più grande era proprio di quello di mangiarsi una bella scodella di verdure a foglia verde (quelle più ricche di vitamina k).

Ciò che fa fallire molte diete è che la restrizione porta inevitabilmente alla disinibizione e questo effetto psicologico deve essere tenuto sempre presente.

Proprio per questo trovo affascinanti alcuni approcci come da dieta paradossale in quanto affrontano con successo questi effetti, anche se nella sua impostazione tradizionale è difficile che porti a un dimagrimento.

Sarà uno dei prossimi argomenti di discussione, ma l’ambito della legge dello sforzo inverso è molto ampio e ci sono molte tecniche e strategie che, come un judo psicologico, possono essere utilizzate a nostro vantaggio.

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