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Strategie alimentari e mentali per perdere peso

La motivazione al cambiamento

farfalla_monarcaCapita spesso, nella vita di tutti i giorni di cercare di convincere qualcuno dell’importanza di cambiare un comportamento chiaramente dannoso al suo benessere. Ma quanti di questi tentativi vanno a buon fine?

Pure i consigli e i suggerimenti del proprio medico di fiducia e di altri operatori sanitari, spesso cadono nel vuoto. Pensiamo a un medico che sta consigliando al suo paziente diabetico di monitorare la glicemia e di attenersi alla dieta prescritta, eppure quella persona persiste nel suo comportamento distruttivo.

Questo non vuol dire che  dare consigli e informazioni non funzioni mai, ma i problemi sorgono quando questa persona non è pronta a riceverli, sia perché non ha ancora preso in considerazione il cambiamento, sia perché vorrebbe cambiare ma è convinto di non farcela.

Il livello di disponibilità a cambiare è legato a due diversi fattori: l’importanza che la persona attribuisce al cambiamento di quel comportamento e la fiducia nelle proprie possibilità di poterlo raggiungere (Miller e Rollnick, 2004) .

Il primo risponde alla domanda “Ne vale la pena?” e fa riferimento alla discrepanza che una persona avverte tra quelle che sono le sue aspettative e i suoi valori personali e come stanno in realtà le cose. Più forte è questa discrepanza, maggiore sarà il disagio e la sofferenza che questa persona avvertirà nel rimanere nella sua condizione. E l’importanza che attribuirà al cambiamento aumenterà.

La fiducia risponde alla domanda “Sarò in grado di farcela?””Ho le risorse per riuscire?” In questo caso la sensazione di autoefficacia (Bandura, 1979) è limitata e la persona non ha fiducia nelle proprie possibilità di mettere in atto i comportamenti necessari per raggiungere il cambiamento.

Tutto questo ci fa capire che considerare le persone semplicemente come motivate o non motivate, è semplicistico,  la motivazione al cambiamento, infatti,attraversa tutta una serie di stadi o livelli.

Una parte importante del mio lavoro consiste nel valutare il livello di disponibilità al cambiamento della persona che ho di fronte e capire insieme a lei il grado di importanza che attribuisce a certi cambiamenti alimentari, oppure la fiducia che ha nel riuscire ad attuarli.  L’approccio sarà diverso, a seconda se una persona è convinta di potercela fare, ma in questo momento non è però convinta di voler cambiare, oppure è una persona che desidera cambiare ardentemente, ma ha scarsa fiducia di riuscire e non metterà in atto nemmeno un tentativo.

Non stupirti, se anche tu ti ritrovi in una di tali situazioni; è sicuramente la norma che su molti cambiamenti, pur giudicati positivi per il proprio benessere e salute, la maggioranza delle persone si  trovi in una situazione di ambivalenza e di incertezza.

A volte, durante i colloqui mi può capitare di utilizzare il cosiddetto “regolo moltivazionale” e di chiedere per uno specifico cambiamento alimentare (o di attività fisica):

  • Da uno a dieci, quanto ritieni IMPORTANTE questo cambiamento?
  • Da uno a dieci, quanto  ti senti  FIDUCIOSO di riuscire a realizzare questo cambiamento?

Da queste semplici risposte si possono trarre delle utili indicazioni su come meglio aiutare la persona a proseguire nel suo percorso alimentare.

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Un pensiero su “La motivazione al cambiamento

  1. Antonello Lorenzini in ha detto:

    Articolo molto interessante e chiarificatore.

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