L’astuto Hans e la comunicazione subliminale

Nei primi anni del Novecento, in Germania esisteva un cavallo di nome Hans che “sapeva” contare; riusciva infatti a utilizzare le quattro operazioni aritmetiche e anche le frazioni. Rispondeva a domande quali: “Quanto fa 2/5+1/2?” oppure “qual è la radice quadrata di 16?”.  La risposta era fornita battendo a terra con lo zoccolo, se ad esempio gli veniva chiesto: “Quanto fa 18 meno 7?” Hans batteva lo zoccolo per 11 volte.

Il suo proprietario di nome Von Osten era un insegnante di matematica in pensione che aveva dedicato dieci anni della sua vita a insegnare la matematica al suo cavallo, ma i suoi sforzi furono ben ricompensati. Hans rispondeva a quesiti posti sia dal suo padrone che da estranei, sia a voce che in forma scritta (in tedesco).

La notizia sulle capacità di Hans fece il giro del mondo e destarono un grande scalpore. E’ chiaro che se queste capacità fossero state confermate, la scienza avrebbe dovuto rivoluzionare le sue posizioni sull’intelligenza degli animali. Il Ministero dell’Istruzione tedesco istituì una commissione apposita formata da scienziati per indagare il fenomeno e scoprire se non si trattasse in realtà di un imbroglio ben congeniato.

Il signor Von Osten era assolutamente convinto delle capacità del suo Hans e si mise a disposizione della commissione, collaborando ed esaudendo ogni loro richiesta durante le indagini sul cavallo. Del resto, lui stesso, si considerava un uomo di scienza ed era contento di contribuire al progresso scientifico.

Hans fu accuratamente studiato da questi scienziati scettici, i quali erano convinti che Hans fosse stato addestrato a rispondere a dei segnali che segretamente venivano inviati dal suo proprietario.

Ma tutti i test ai quali fu sottoposto (in assenza del proprietario) furono superati dal superbo animale e gli scienziati dovettero tornarsene a casa ammettendo di non aver trovato nessuna traccia di truffa o imbroglio. Le capacità del cavallo sembravano genuine.

Finché a studiarlo non fu inviato un giovane e sconosciuto psicologo di nome Oskar Pfungst, il quale si accorse che il cavallo non riusciva più a rispondere correttamente alle domande se, chi gliele aveva poste, era fuori dalla sua visuale. Lo stesso accadeva se chi poneva il quesito non era a conoscenza della sua soluzione. Dopo molte prove Pfungst arrivò alla conclusione che il cavallo non conosceva la matematica ma riusciva a capire, da dei segnali muscolari minimi e involontari emessi dalle persone che aveva di fronte, quando era il momento di smettere di battere lo zoccolo.

Pfungst notò che, quando il cavallo aveva battuto a terra il numero corretto, trattenevano per un istante il respiro, o avevano una micro-espressione di ansia sul volto. Hans riusciva a cogliere questi segnali minimi e smetteva di battere. Il giovane psicologo si accorse che, persino per lui, era difficile riuscire a smettere di inviare questi micro segnali corporei, ma con il tempo riuscì a produrli volontariamente e a pilotare le risposte di Hans.

Fine dell’inchiesta. La scienza era salva, i cavalli non sapevano contare e nessuna rivoluzione sull’intelligenza animale doveva essere intrapresa.

Il signor Von Osten, che come abbiamo detto era in perfetta buona fede, reagì molto male a questa scoperta. Inizialmente se la prese con il cavallo, poi si rifiutò di credere alle conclusioni della commissione e riprese a credere che il suo Hans conosceva veramente la matematica, comunque morì pochi mesi dopo. Il cavallo fu venduto e passò di mano varie volte, finché se ne perse ogni traccia durante la prima guerra mondiale.

La cosa a mio avviso interessante di questa storia e che tutti noi inviamo una miriade di segnali involontari, di cui siamo all’oscuro, e che addirittura gli animali sono in grado di riconoscere e interpretare.

Questa comunicazione subliminale, sotto soglia, spesso non attraversa la barriera dell’attenzione cosciente, ma inspiegabilmente “sentiamo” che quella persona non è sincera, oppure avvertiamo una sensazione di freddezza, di disprezzo, o all’opposto il calore umano, ecc.

Oggi sappiamo che questi messaggi subliminali sono ricevuti e interpretati dal nostro emisfero destro che, a differenza del sinistro, non “sa” parlare, ma è  maggiormente in comunicazione con il sistema nervoso autonomo. Certe sensazioni viscerali, cosiddette di “pancia”, vanno prese molto sul serio. Anche per quanto riguarda se è il caso di intraprendere o no certi cambiamenti nella nostra vita. Se il nostro emisfero sinistro, sulla base di una valutazione razionale, esaminando i pro e i contro, ci spinge a effettuare dei cambiamenti, ma sentiamo che la nostra “pancia” non è d’accordo e bene fare attenzione. Quel cambiamento “imposto”, sarà boicottato dal nostro gemello emisferico, e ci troveremo nel caso in cui la mano destra sarò in disaccordo con la mano sinistra.

Occorre quindi imparare non solo a interpretare i messaggi che il nostro emisfero destro ci invia, ma anche a riuscire a convincerlo dolcemente. Per farlo dobbiamo però imparare la sua lingua, fatta di immagini, di metafore, e di sogni.

Il motivo per cui molti operatori nel campo della salute, penso ad esempio ai diabetologi, non riescono a produrre nei loro pazienti i cambiamenti utili per la loro salute, sta nel fatto che parlano portando argomentazioni assolutamente razionali e scientifiche sul perché e su che cosa cambiare. Sfortunatamente riescono a essere seguite solo dall’emisfero razionale dei pazienti, mentre l’altro, non capisce le informazioni che l’esperto gli sta inviando, ma è concentrato sul tono della sua voce, sulle espressioni del viso, sulla sua postura. Noi tutti abbiamo avuto l’esperienza di ricevere dei consigli assolutamente sensati su che cosa dovremmo fare, e su cui razionalmente non possiamo che definirci d’accordo. Ma il riceverli ci ha fatto ribollire di rabbia.

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