La fantasia del miracolo (miracle question)

La fantasia del miracolo, o domanda sul miracolo, è una tecnica elaborata da uno psicologo chiamato Steve de Shazer, statunitense. De Shazer prese le mosse, negli anni settanta dalla Scuola di Palo Alto, ma se ne allontanò progressivamente, elaborando un approccio tutto suo. Mentre gli psicologi del gruppo di Palo Alto si concentravano sul problema, o meglio sui tentativi fallimentari che le persone mettevano in atto per risolvere i loro problemi, De Shazer, insieme alla moglie e altri collaboratori, iniziò a concentrarsi sulle soluzioni, discutendo con i loro pazienti come le cose sarebbero cambiate una volta che il problema fosse sparito.  La domanda sul miracolo consiste nel chiedere: “Se durante la notte, come per miracolo, il tuo problema svanisse, la mattina, quando ti svegli, da cosa ti accorgeresti che il problema non c’è più? E da cosa se ne accorgerebbero le altre persone che tu non hai più il problema? Tuo marito, il tuo capo ufficio, il tuo vicino di casa? E cosa faresti di diverso?” E così via, in modo da costruire un ipotetico scenario futuro senza il problema.

Per chi è in sovrappeso, o è obeso, la risposta a queste domande è fin troppo facile: si sveglierebbe finalmente magro, potrebbe comprare quel vestitino che ha visto in vetrina, non si sentirebbe più in imbarazzo a spogliarsi davanti al partner, o ad andare al mare in costume, o persino a guardarsi allo specchio, ecc. Di solito la persona si costruisce uno scenario da vincita alla lotteria.

Quando però procedo con le domande, ecco che le persone si trovano un po’ più impreparate: “Faresti colazione la mattina? Come cambierebbe il tuo pranzo? E la tua cena? Inizieresti a praticare degli sport? Parcheggeresti la macchina lontano quando vai a lavoro o fare delle commissioni? Se tu dovessi salire a un terzo piano, prenderesti l’ascensore o faresti le scale?”.

Molto spesso le persone mi dicono che farebbero le stesse cose che fanno adesso, solo che sarebbero più magre. Al che gli spiego che se il loro stile di vita rimane quello di adesso, anche se il miracolo le ha fatte diventare magre, ben presto recupererebbero tutto il peso, fino a ritornare al livello attuale.

La miracle question che si dovrebbe utilizzare con le persone che vogliono perdere peso, dovrebbe essere posta in questo modo: “Se durante la notte avvenisse un miracolo e domattina ti svegliassi con il peso che hai sempre desiderato, come cambieresti il tuo stile di vita per mantenerti a quel peso?”

Ed è importante poi scendere fin nei minimi dettagli sulle cose che inizierebbe a fare, o sulle cose cui sarebbe disposto a rinunciare, pur di mantenersi magro. E’ indispensabile che le persone se immaginino mentre compiono quelle attività, che si visualizzino e che costruiscano con l’occhio della mente questo scenario.

Può anche succedere che una persona si renda conto che per lei è preferibile mantenere il suo stile di vita attuale con i chili di troppo associati, piuttosto che fare dei cambiamenti permanenti al proprio modo di comportarsi, cambiamenti che sarebbero vissuti come troppo scomodi o insopportabili. In questo caso la persona potrà evitare di intraprendere un faticoso percorso che sarebbe in ogni caso destinato a fallire.

Naturalmente il miracolo funziona anche alla rovescia: se inizi da subito ad attuare quei cambiamenti, come per miracolo, anche se ci vorrà del tempo, una mattina ti ritroveresti veramente ad avere il peso desiderato.

BUON NATALE A TUTTI!!!

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2 pensieri su “La fantasia del miracolo (miracle question)

  1. Può funzionare anche la “fantasia della disgrazia”? Ossia, “cosa succederebbe se mangiassi tutto quel che voglio senza freni?”

    Ho letto il suo ottimo post di qualche giorno fa sulla dieta paradossale, e ragionavo su quale meccanismo psicologico potesse funzionare.

    In fin dei conti, se mangio uno cioccolatino al giorno non comprometto in modo irreparabile la mia dieta; ma con questo pensiero potrei mangiarmi l’intera scatola di cioccolatini, pensando per ogni singolo cioccolatino che mangio, che è solo uno cioccolatino.

    Se però, fin dal primo cioccolatino, sono poi costretto a mangiare l’intera scatola ecco che le conseguenze che devo immaginarmi diventano catastrofiche fin dall’inizio.

    Colgo l’occasione per augurarle buon Natale e complimetarmi per gli ottimi spunti del suo blog.

    • massimilianomatteoni ha detto:

      Caro Marco,
      ti ringrazio dello spunto che hai fornito.
      La “fantasia della disgrazia”, come la chiami tu, funziona piuttosto bene nella vita di tutti i giorni, e visualizzare le conseguenze future dei nostri comportamenti ci evita pericoli, danni economici, o imbarazzi sociali. Funziona anche quando il comportamento da controllare associato al piacere (come con il cibo), ma purtroppo non tanto facile da applicare. Se io, davanti alla scatola di cioccolatini, o dolci, visualizzo il cioccolatino che si trasforma in grasso sulla mia pancia o in colesterolo che mi ottura le arterie, sicuramente questa fantasia avrà l’effetto di frenarmi dall’eccesso.
      Del resto se un fumatore, al momento di decidere sa accendersi o no una sigaretta, applicasse la “fantasia della disgrazia” e visualizzasse il fumo che, una volta entrato nei polmoni, trasforma le cellule in tumori che si moltiplicano velocemente, invadono i polmoni, poi iniziano a metastatizzare in ogni parte del corpo, e infine vedesse se stesso mentre subisce gli effetti di una chemioterapoia, probabilmente smetterebbe di fumare. Ma semplicemente si guarderà bene dall’applicare una simile fantasia guidata, anzi tenderà a rimuovere una simile fantasia qualora si presentasse spontaneamente nel suo cervello.
      Con i comportamenti caratterizzati da un piacere immediato, applicare la fantasia della disgrazia richiede una forte motivazione a voler modificare quel comportamento e anche una decisa autodisciplina.
      Spero di aver risposto alla tua domanda,
      Massimiliano.

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