La dieta paradossale: luci e ombre

La dieta paradossale è stata ideata dal professor Giorgio Nardone, psicologo famoso in Italia, perché è il fondatore del cosiddetto “approccio strategico”.

La psicologia strategica è la diretta continuazione della Scuola di Palo Alto, di cui Paul Watzlavick è stato il più famoso rappresentante. Nel 1987, l’allora giovane Nardone, fondò ad Arezzo, insieme a Watzlavick il Centro di Terapia Strategica, omologo italiano del più famoso Mental Research Institut (MRI) a Palo Alto in California.

Nardone ha iniziato con il trattare principalmente le fobie e gli attacchi di panico, con strategie paradossali, per passare gradualmente a vari altri campi, compreso quello delle patologie alimentari (anoressia, bulimia, binge eating). Sulla base dell’esperienza maturata nel corso degli anni, ha scritto nel 2007, un libro intitolato “La dieta paradossale”, in cui descrive il suo approccio strategico all’alimentazione di persone che non hanno particolari disturbi alimentari, ma sono semplicemente in sovrappeso.

Il libricino si legge tutto d’un fiato e come tutti i suoi libri è scritto in uno stile veramente chiaro e avvincente, alla fine del libro si ha la sensazione di avere finalmente la soluzione in tasca e si è pervasi da una sensazione di euforia, come chi è stato rinchiuso per molto tempo in un labirinto e intravede finalmente una via d’uscita.

L’assunto generale di Nardone (mutuato dalla Scuola di Palo Alto) è che sono proprio i tentativi di soluzione a generare e a perpetuare il problema. Ovvero, sono i tentativi di controllo alimentare messi in atto, seguendo una rigida dieta, a far scattare nella nostra mente il desiderio di trasgressione che dopo un po’ ci spinge ad abbuffarci e mandare in soffitta il regime dietetico cui ci eravamo costretti.

La dieta paradossale consiste nel “mangiare solo e soltanto nei tre pasti principali, solo quello che ci piace di più, senza limiti di quantità”. Nessun fuori pasto, se trasgrediamo, si dovrà mangiarne dieci volte tanto (se ad esempio mangio un cioccolatino, ne devo poi mangiare altri dieci).

Secondo Nardone, dopo un primo periodo, in cui la persona soddisfa le voglie troppo a lungo, represse senza sentirsi in colpa, il corpo comincia ad autoregolarsi e a guidare verso scelte più salutari e meno caloriche (verdure, carne, pesce, e meno dolci, ecc.).

Parlo volentieri della dieta paradossale, sia perché ne ho parlato direttamente con Giorgio Nardone a cui avevo espresso alcuni dubbi e lui mi ha descritto con precisione come va applicata e intesa. Sia perché l’approccio strategico mi piace molto e se volete, sono un po’ un fan della Scuola di Palo alto.

Ho utilizzato molte volte la dieta paradossale con i miei pazienti e ho osservato che: inizialmente accettano questa cosa con curiosità, mista a un certo scetticismo. Dopo un paio di settimane, le persone si ripresentano con un certo sollievo dicendo di essersi sentite più libere e con meno sensi di colpa, e di essere riuscite a non mangiare niente nei fuori pasti, cosa che in alcuni casi di grandi smangiucchiatori, ha dell’incredibile. Il peso, in genere rimane stabile, ciò vuol dire che quello che ciò che risparmiano non mangiando i fuori pasto, lo mangiano nei pasti regolari, ma con il vantaggio di mangiare in modo più strutturato e sano.

Fin qui tutto come dice Nardone, poi andando avanti, si nota che le persone non hanno difficoltà a mantenere la dieta paradossale, ma che il peso non scende, in altre parole il corpo si autoregola si, ma facendo in modo che l’introito calorico rimanga stabile.

Dopo qualche settimana ecco che le persone si sentono sempre più frustrate perché non scendono di peso e ricominciano a mettere in atto i tentativi di dieta ecc.

Dall’esperienza che ho maturato con diversi casi, credo che la dieta paradossale non funzioni se l’obiettivo è perdere peso, ma è un’ottima strategia se la persona mette in atto il comportamento di mangiare pochissimo nei pasti, non riuscendo poi a trattenersi nello smangiucchiare snack, biscottini e saccheggiare il frigorifero tra un pasto e l’altro (soprattutto il pomeriggio).

Attualmente adotto questo tipo di dieta, come approccio iniziale (due settimane) con persone obese che sono ossessionati dalla suddivisione in cibi permessi/cibi proibiti e che sono intrappolati nello schema descritto sopra.

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2 pensieri su “La dieta paradossale: luci e ombre

  1. Stefania ha detto:

    Buongiorno, complimenti innanzitutto per il sito e per questo post che ho trovato molto interessante. Mi sto cimentando con la dieta paradossale da alcuni giorni dopo avere letto il libro di Nardone. Purtroppo sto ingrassando anziche dimagrire o rimanere stabile. Mi chiedo dove sto sbagliando. Ho letto che lei ha parlato con Nardone quindi forse puo aiutarmi.. e’ corretto mangiare al pasto diverse tipologie di cibi? Es io adoro pizza e gelato posso mangiare entrambi a pranzo o devo mangiare un solo alimento solo pizza o solo gelato ad ogmi pasto? Perche mangiando piu cose mi pare assumere troppe calorie.. grazie in anticipo per l attenzione.

    • massimilianomatteoni ha detto:

      Cara Stefania,
      per prima cosa provo a darti una risposta alla tua domanda e poi faccio un paio di riflessioni personali sulla dieta paradossale di Giorgio Nardone.
      Per dimagrire è indispensabile che per qualche settimana o per qualche mese la tua alimentazione sia ipocalorica, cioè tu assuma meno calorie rispetto a quanto ne brucia il tuo corpo giornalmente. Questo vale per qualsiasi regime alimentare o dieta che adotti, se non c’è il gap calorico, il dimagrimento non si realizza. Questo non vuol dire necessariamente dover fare una dieta rigida e pesata, ma sicuramente prestare maggiore attenzione e consapevolezza a ciò che si mangia. Un pasto a base di pizza e gelato può essere adottato (qualche volta) da un atleta che si allena per molte ore al giorno, ma non da una persona sedentaria. L’errore calorico positivo che si genera la porterà inevitabilmente a ingrassare.
      D’altronde le diete da 1200-1300 calorie sicuramente fanno perdere peso, ma sono anche difficilmente sostenibili nel tempo, mentre un’alimentazione di 1500-1600 calorie, per una persona che mettiamo abbia un fabbisogno giornaliero di circa 2000 kcal, può essere gestita per molto tempo e senza provare fame, soprattutto se si scelgono cibi a bassa o media densità calorica (verdura, frutta e porzioni corrette di cereali come pasta e pane).
      Veniamo alla dieta paradossale di Nardone, che inizialmente lui adottò per le sue pazienti con disordini alimentari (anoressia e bulimia), ma che poi ha introdotto come stile di vita sia per le tutte le persone che desiderano mantenere un peso corretto.
      Mi ricordo che Nardone rispose a una mia domanda su come lui prescriveva la dieta paradossale ai suoi pazienti, sostenendo che nelle prime due-tre settimane spesso nelle persone scattava un effetto di disinibizione, e mangiavano durante i pasti i cosiddetti cibi proibiti (pizza, gelati, nutella, ecc), ma che poi una volta che questi cibi avevano perso il loro fascino trasgressivo, le persone iniziavano ad autoregolarsi, ovvero iniziavano a desiderare cibi più sani e meno calorici (come le verdure) e di conseguenza, se veniva mantenuta la dieta paradossale per un tempo sufficiente, si assisteva ad una perdita di peso.
      In base alla mia esperienza, invece, questa autoregolazione non avviene, o se c’è è troppo lieve e quindi non solo non si assiste alla perdita di peso, ma esiste il rischio opposto, ovvero di ingrassare.
      Dove sta l’inghippo? Credo che Nardone sottovaluti l’effetto di rinforzo positivo che certi cibi ricchi di zuccheri e di grassi possiedono, stimolando potentemente i nostri circuiti di gratificazione cerebrali e rendendoci difficile il gestirli correttamente. L’effetto “trasgressione”, insita nel concetto stesso di mettersi a dieta esiste sicuramente, ma non è quello il motore principale che alimenta la nostra iperfagia verso i cibi ipercalorici e che sta generando l’epidemia di obesità a cui stiamo assistendo.

      Come vedi ho alcuni dubbi sull’applicazione della dieta paradossale, però volevo segnalarti un blog molto interessante sull’argomento, si chiama “Cambiotesta e non mi metto a dieta” gestito dalla mia amica medico Enrica Raeli. In questo blog condivide la sua esperienza di essere riuscita a perdere più di 20 kg rinunciando a mettersi a dieta, ma adottando un suo metodo personale). Anche lei era presente a quelle lezioni di Nardone e mi ricordo che chi gli fece diverse domande sull’argomento, potresti chiedergli la sua opinione. E’ una persona molto affabile.
      Spero di averti risposto,
      un caro saluto,
      Massimiliano.

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